lunedì 13 giugno 2011

Emoticons - Riggio Ensamble - Santimone / Tavolazzi / Paio - Mu

Emoticons - No Project
 

The project "Emoticons" starring some of the best musicians of the Italian and European scene. A draft cultural breath in step with the times that blends and mixes inspirations that belong to the contemporary world characterized by globalization . It is thus an exciting job, played with absolute mastery and that is remarkable for freshness and modernity. The roots of this project originates in the tradition but develop in a sign of modernity, bringing to the fore a project that stands out for variety of references and also a rare listening pleasure.
The repertoire of "No Project" ranging from Radiohead to Komeda,from McCartney to Leonard Cohen, from Stevie Wonder to Shorter also includes two new songs. The partecipation of Danilo Rea, winner of the last Top referendum jazz as best pianist, completes and perfects an artistic proposal in wich sound and style appear as the most exciting of the last decade.

Cristiano Arcelli : alto sax
Luigi Masciari : guitar
Alessandro Paternesi : drums
Luca Pirozzi : doublebass
Danilo Rea : piano

Riggio Ensamble With Tom Harrell - Audrey


The CD “Audrey” features the compositions of Claudio Riggio, supported by excellent musicians who in turn give rise to different ensembles (duo, trio, quartet, ...) and Tom Harrell who once again descends into a Italian weblog Abeat recording project of great scope.A disc which is linked to a series of tracks in the form of cameos lasting a few minutes, sometimes seconds. A dimension almost timeless and "impressionist"in which Tom Harrell said to feel comfortable as rarely happens. The result is an unusual expressive intensity. The songs develop as "images" that take shape almost painterly brushstrokes of copyright and in which the palette of "sounds" is changing every time like in a kaleidoscope of "colors". An album of immense class and elegance in which the compositions resonate without hesitation even a typical Italian, stirring lyricism of Opera, classical music, the band tradition of the country... A superb CD and also a shining example of european art which is accompanied by international artists of absolute value.

Marco Ariano : drums
Piero Bronzi : alto, tenor,and baritone sax, flute
Alessandro De Angelis : piano ,fender Rhodes
Tom Harrell : trumpet, flugelhorn
Claudio Riggio : classical and electric guitar
John Stowell : nylon strings and baritone guitar
Nicolao Valiensi : trombone

Daniele  Santimone - Ares Tavolazzi- Riccardo Paio 
 A Little Bartòk


Some of the most acclaimed jazz musicians of the Italian scene they create a recording project that revisits some of the melodies from the opera Mikrokosmos, the famous cycle of piano pieces composed by Bela Bartok. The intent is to bring out the lyricism of these short compositions rich in references to popular music of many peoples of Eastern European and Middle East and put them in a context very close to the harmonic and rhythmic atmosphere of modal jazz. A 'transaction of great value also because this reading is set up as a rarity in the contemporary jazz. The presence of musicians of great value and intensity of expression of the soloists give the album a touch of class and elegance that make the listening experience interesting from both an emotionally and intellectually.

Riccardo Paio : drums
Daniele Santimone : guitar
Achille Succi : alto sax,clarinet & bass clarinet
Marco Tamburini : trumpet & flugelhorn
Ares Tavolazzi : doublebass

Mu - Sensilenti 

I MU, si inseriscono come grande novità nel panorama della nuova musica italiana, creando un loro unico ed inconfondibile stile, tra nu-jazz e worl music. Musicisti di estrazione jazzistica che partendo dalle loro radici s’inventano una musica davvero originale miscelando vari elementi con istintiva passione e geniale razionalità. La scelta di strumenti e timbri seducenti, un sapiente accostamento di armonie tipicamente jazz a melodie spesso semplici e reiterate, una libera improvvisazione che a tratti sembra scomparire per poi riemergere inaspettatamente, costituiscono la loro cifra stilistica. Il contesto lacustre e naturale in cui i brani di Sensilenti sono stati concepiti ( i musicisti vivono nell’area di uno dei più grandi laghi italiani) , ha donato loro un carattere meditativo, lineare, dolce e gentile. Ci si immagina trasportati lentamente da una barca che avanza con il suo tipico incessante dondolio. Ci si ritrova immersi a volte in un dolce risveglio nel bel mezzo di un paesaggio dalla natura incontaminata. La sensazione derivante dalla latente presenza dell’acqua genera un effetto quasi catartico. Questa impagabile atmosfera di serenità interiore fanno di Sensilenti un disco tutto per intero godibile, mai noioso, intelligente e raffinato.
MU : una ennesima sorprendente scoperta che farà molto parlare di sè.

Riccardo Chiaberta : drums, vibes, vox
Davide Merlino : vibes, glokenspiel,ibodrum,pipephones, cymbals, vox
Simone Prando : bass. vox
Dario Trapani : guitar, ebow, vox

mercoledì 11 maggio 2011

Markelian Kapedani - Balkan Bop



Scopriamo insieme a Sergio Veschi , Red Records, questo piccolo capolavoro in piano trio di Markelian Kapedani. Per ascoltare l'intero cd ( solo per questa settimana ) clicca qui.


Il jazz è già arrivato là. Ma non è mai partito da là a questo livellThe Shape Of Jazz To Come intitolava Ornette Coleman all'inizio degli anni 60 uno dei suoi dischi manifesto.
Oggi si potrebbe definire la musica di Kapedani One of the Shapes Of Jazz To Come.
Brani come Caravan, Nardis, Black Nile, Punjab, Delilah, Medina, Sama Layuca, Blue Rondo A La Turk, Turkish Mambo, Bedouin etc. sono già da tempo parte della letteratura jazzistica. Alcuni famosissimi altri meno ma non per questo meno belli o meno importanti.
Già dagli anni 60 in Europa musicisti come Tete Montoliu, Pedro Iturralde, Claudio Lo Cascio, Dusko Gojkovic, Csaba Deseo e altri si sono ispirati a vari folclori dei loro paesi o del bacino del mediterraneo coniugando melos popolari di varia provenienza e il jazz ma nella sostanza erano e sono stati visti come delle cose esotiche e un po marginali.
Oggi invece con la musica di Markelian Kapedani si assite ad un processo inverso.
Ciò che era ed è ancora periferico diviene via via più centrale. Non è più il jazz che ingloba altre culture ma sono culture "altre" che inglobano il jazz per evolversi e diventare altro da quello che sono. Quello che in alcuni composizioni di Ellington, Evans, Davis, Randy Weston, Victor Young, Bobby Hutcherson, McCoy Tyner, Lennie Tristano, Dave Brubeck etc. erano delle aperture su culture limitrofe al jazz sono per Kapedani l'humus, il suo naturale background su cui si innestano le tecniche e le metodologie improvvisative del jazz. In questo c'è un precedente illustre: Dollar Brand, oggi meglio conosciuto con il nome di Abdullah Ibrahim, che all'inizio degli anni 70 fece in qualche modo una operazione analoga con il suo celebre African Piano.
E' forse non inutile ricordare che quella musica comparve proprio con l'emigrazione di una folta rappresentanza di musicisti Sud Africani in Europa e a Londra in particolare sullo sfondo di una più vasta ondata migratoria di gente in fuga verso migliori condizioni di vita e di lavoro che dall'Africa si dirigeva in Europa e in particolare proprio verso l'Inghilterra e la Francia.
Markelian Kapedani viene dall'Albania del Nord, dalla zona di Skoder (Scutari). Figlio d'arte, il padre è pianista, compositore, direttore d'orchestra e una sua composizione è inserita in questo album. Kapedani possiede un solidissimo background di studi pianistici e musicali classici e la sua musica è qui ispirata a varie musiche non solo della sua terra ma dell'area balkanica, mediorientale e mediterranea. Si va dalla Bulgaria alla Spagna del Flamenco, e quindi della musica Arabo Andalusa (parafrasando un'altra Sketch of Spain), passando per varie forme, melos, metri dell'Albania, Grecia, Turchia, Egitto. Il risultato non è folclore ma musica che riflette come pochi i tempi che viviamo. Anche Kapedani, che da anni vive in Italia e Svizzera, è un figlio dell'emigrazione massiccia che dai paesi dell'Est e del Nord Africa, e non solo, si riversa in Europa .
Di questa diaspora, Kapedani, è, a suo modo, un interprete profondo e sincero che ci porta in dono il suo mondo musicale che incrocia i Balkani con il Jazz, sullo sfondo di varie culture che non si sommano ma si mescolano e danno vita ad una sintesi musicale che nasce da varie tradizioni per osmosi naturale e non per volontaristico, anche se nobile, atto di fede o ideologia, il che è lo stesso.
Nella sua inesorabile naturalezza e contemporaneità queste musiche assurgono già di primo acchito all'universale proprio perché non aspirano ad essere ma già sono la musica delle genti, che forse vorremmo ignorare o non vedere, assieme a cui viviamo in un crogiuolo in cui timori e speranze si fondono in un comune quanto ormai inesorabile destino.

Sergio Veschi

Balkan Bop
Brano legato all’idioma del be bop con forti riferimenti di intonazioni melodiche dell’area balcanica. La melodia affidata al pianoforte si appoggia ad una matrice ritmica mutevole: dal ritmo Malfuf allo Swing e vice versa. Il basso accompagna energicamente tutta l’esposizione del tema. Il finale del brano si ispira alle *Jare (Yaareh) Shkodrane, ), ballate malinconiche della città di Scutari (Shkodër).


Blue Penthaton
Brano basato sulla ritmica composta (2 + 2 + 2 +3) detta anche “Kars” o “Karsilamas”. Questa particolare ritmica che spesso caratterizza le danze e la musica Greca e turca, costituisce l’elemento di sostegno della melodia. Tale struttura ritmica la possiamo ritrovare anche nelle danze della Macedonia e dell’Albania.
Dal punto di vista melodico, il Tema si sviluppa sul modello pentatonico. La ritmica Karsilamas viene concettualmente incastonata su di una Matrice Blues che segue una struttura binaria in 4/4. Esposta in tal modo, la melodia, ad un primo ascolto, risulta alquanto sfuggente.


Nashke
Brano che richiama le intonazioni del nord-est dell’area Mitteleuropea. La melodia si muove per mezzo di intonazioni slavo-tzigane evocando la briosa atmosfera delle feste balcaniche. Le situazioni melodiche, armoniche e ritmiche si mescolano in modo naturale con il linguaggio del jazz.

Cous Cous in Tunisia
Questo brano si ispira alla tradizione ritmica delle Antille ed in particolare all’energia della musica Afro/Cubana. La melodia segue un andamento in Clave 2/3. Il basso “viaggia” sul Tumbao. Non manca una citazione (anche se brevissima) del motivo del celeberrimo brano A Night in Tunisia.

Bop Drops
Il Brano si ispira alla tipica tradizione Jazz, lo Swing.
La melodia costituita da successioni di quarte è basata su una struttura modale pentatonica.
Tale disposizione degli elementi melodici, conferisce al brano un andamento incisivo e scattante.
I Remember My Dad
Ballad.In ricordo del Compositore albanese Gjon (John) Mark Kapidani, padre dell’autore, recentemente scomparso. Il brano attinge dalle forme di Jare* (Yahre)*, ballate malinconiche della città di Scutari (Shkodër) luogo natale dell’autore. La prima parte di solo piano (“ad libitum” - quasi una fantasia) è ricca di elementi contrappuntistici. La melodia si estende sul tessuto armonico con ampi intervalli.

One for Bud
Brano dedicato a Bud Powell, grande figura centrale e caposcuola del pianismo jazz di tutti i tempi. Il brano si ispira dalla tradizione del be bop.
Oriental Traveller
Un viaggio immaginario attraverso le terre d’oriente, dove miraggi, sogni, realtà e fantasia si confondono e … si perdono nell’orizzonte.Questo brano si basa sulla matrice ritmica di Sayyiddi*, tipica delle danze mediorientali.

Quickly
Brano composto sulla tipica struttura dell’Anatole.

Davaj
Il brano inizia con il pianoforte solo. Sin dalle prime note del pianoforte si percepiscono le intonazioni della musica popolare Russa. La melodia ricrea l’atmosfera della poesia di S.Esenin: Oh, la mia cara Russia.



Malfuf = avvolto. Ritmo binario di origine Egiziano/Yemenita.

Yare, di etimo incerto. Alb – Jare; forse dalla lingua araba – Jaareh = ferita. Probabilmente si conferiva questo termine alle canzoni di carattere malinconico che segnavano neprofondo i sentimenti (come un “indelebile ferita” al cuore).
Sayyiddi Arabo: 1). “Sayyiddi” = mio signore, 2). Meno probabile il termine “Sàeed” = fortunato. Ritmo in 4/4 di origine Mediorientale.

Anatole, di etimologia incerta, disegna una struttura formale tipica del jazz, meglio nota come rhythm changes.
Davaj, Russo – ДABAЙ = avanti.

Markelian Kapedani

lunedì 4 aprile 2011

Dave Douglas United Front : Brass Ecstasy at Newport


Trombettista, compositore, leader originalissimo Dave Douglas omaggia Lester Bowie e la sua “Brass Fantasy” grazie a questo nuovo cd non a vaso intitolato Bras Ecstasy At Newport dove ben tre dei musicisti che lo affiancano (Luis Bonilla al trombone, Marcus Rojas al tuba e Vincent Chancey al corno francese) sono stati componenti del gruppo di Bowie. La formazione, completata dal batterista Nasheet Waits, ha gia al suo attivo il cd, "Spirit Moves", consigliato dalla stampa di settore come uno dei migliori del 2010. Il critico Aldo Gianolio ha giustamente rilevato che lo spirito e la sonorità del gruppo di Bowie vengono mantenuti intatti, ma al tempo stesso si avverte una componente intellettuale e virtuosistica prettamente “douglasiana”.

Dave Douglas elabora gli stili di Clifford Brown, Booker Little e Miles Davis. Come i migliori artisti contemporanei, sfrutta la sua profonda conoscenza della tradizione, coniugandola con quell’urgenza espressiva tipica del jazz contemporaneo e inglobando i linguaggi musicali più disparati, dal klezmer al folk balcanico, dall'avanguardia più radicale alla musica elettronica, senza rinunciare ai ritmi e alle armonie del jazz. L’incontro con John Zorn (quartetto “Masada”) e le collaborazioni con Myra Melford, Uri Caine e Don Byron, rappresentano tappe importanti della sua crescita artistica. Con i dischi “Sanctuary” (1997) e “Soul on Soul” (2000), Douglas ha conquistato il primo posto nei più prestigiosi referendum internazionali.

( Ringraziamo il Piacenza Jazz festival sia per il bellissimo concerto di sabato sia per la splendida presentazione dell'artista )

Tracklist :

1. Spirit Moves (live) 5:02
2. Rava (live) 10:04
3. Fats (live) 3:34
4. I'm So Lonesome I Could Cry (live) 7:30
5. United Front (live) 6:17
6. Bowie (live) 12:28



Originally recorded by WBGO Jazz 88 and presented as part of NPR’s live concert series, the album captures the group’s spectacular performance during the 2010 Carefusion Newport Jazz Festival.

“There was a special feeling for us on taking the drive out to the festival grounds at Fort Adams State Park,” said Douglas. “On the day of the gig, each of us was flying in from a different location. The weather was cooperating, and I remember watching boats in the harbor…such a magnificent setting. During the set each of the tunes grew into new proportions that day, stretching in all sorts of directions from their original studio release.”

Picking up where their critically acclaimed debut Spirit Moves (Greenleaf 2009) left off, United Front (Douglas’ 32nd release) sees this all-star band plunging into Douglas' compositions (plus one Hank Williams Sr. tune) with an intensity and exuberance garnered only at a live jazz concert, particularly one with the legacy and spirit of Newport. The album features tunes from Spirit Moves including the 12-plus minute set closer “Bowie” – a tribute to Lester Bowie - that steadily works the crowd into a loud and appreciative frenzy. Also included are two previously unreleased songs, “Spirit Moves” and “United Front.”

mercoledì 23 marzo 2011

Savant Novita' : Eric Reed - Jerry Bergonzi

Da casa Savant, un’uscita che miglior celebrazione non poteva essere allo spirito del jazz della label di Joe Fields, sicuramente la più “jazz” della popolata scena contemporanea. In quest’occasione le “luci” vengono da due personaggi semplicemente giganteschi: il sax del celebrato Jerry Bergonzi ed il pianista Eric Reed in due nuovissimi progetti.

ERIC REED - THE DANCING MONK


Look in the dictionary under "Renaissance Man" and you may just find a picture of Eric Reed. Not only did Ahmad Jamal cite him as "one of my very favorite pianists," not only has he worked with such diverse talents as Wynton Marsalis, Freddie Hubbard, Jessye Norman, Patti Labelle, Quincy Jones, Natalie Cole and others but he has composed scores for film makers Eddie Murphy and Tim Story and annually serves as musical director for "Revelations with the Alvin Ailey American Dance Theater." Somehow he still finds time to teach, perform and cut his latest disc for Savant, "The Dancing Monk." Here the genius of Thelonious Monk is refracted through the prism of Eric's own creativity resulting in 'thoughts on' rather than a 'tribute to' one of the true titans of improvised music. As Eric wrote in his album annotations, "Far beyond what his legacy entails artistically, [Monk] stands as tall and strong as an oak in his character, singular determination, thirst for knowledge, raw defiance and tenacity to swing. It is with the greatest respect that I offer this first album of treatments of Thelonious Monk's compositions."

Eric Reed - piano;
Ben Wolfe - bass;
McClenty Hunter - drums

Tracks :

Ask Me Now; Eronel; Reflections; Light Blue; Ruby, My Dear; Pannonica; Ugly Beauty; The Dancing Monk; 'Round Midnight; Blue Monk


JERRY BERGONZI - CONVERGENCE


If you like your jazz full of ostentatious show and torrents of notes full of sound and fury, signifying nothing, be warned that you encounter nothing but sheer musicality when it comes to the Boston saxophonist Jerry Bergonzi. But Bergonzi's no-nonsense approach to music cannot mask the fact that he is one of the most remarkable jazz saxophonists on the planet. His tenor sound has developed a rather crackling quality now, and between the twisting, dry-toned runs he can sometimes hammer home a dramatic punctuation of snorting Coltrane-like split-notes. He's a supreme spontaneous melodist, however. The sound effects of the avant-garde are merely markers on compellingly logical yet constantly diverted journeys. Bergonzi is backed by his usual colleagues, Dave Santoro (bass) and Andrea Michelutti (drums) and this time out he is joined by pianist Bruce Barth. Featuring a program of Bergonzi's quirky compositions and a track by Jerry's favorite songwriters, the Gershwins, the musicians work together with a uniformity of intent and vision that perfectly personifies the release's title, "Convergence."

Bergonzi - tenor & soprano saxophones;
Dave Santoro - bass;
Andrea Michelutti - drums;
Bruce Barth - piano

Tracks: Lend Me a Dream; I've Got a Crush On You; Squid Ink; Stoffy; Silent Flying; Osiris; Mr. Higgins; Ddodd; Convergence; Seventh Ray

venerdì 11 marzo 2011

Pierre Dorge presents New Jungle Orchestra





Pierre Dørge è una figuria ormai entrata nella storia della scena jazzistica danese. Innamoratesi del jazz moderno quasi fin dall'inizio della sua carriera, nel 1960, nel corso degli anni ha anche mostrato curiosità per altre culture musicali che hanno influito nella propria musicalita' incorporando elementi europei, asiatici, africani e tradizioni musicali afro-americane che sono stati assemblati da questo geniale chitarrista danese in una sintesi originale. Ad accompagnarlo in questo cd e nel concerto che il 13 Marzo si terra' al Manzoni di Milano in occasione dell'Aperitivo in concerto ci sara' la New Jungle Orchestra, nata nel 1980. Prende il nome dal leggendario approccio "giungla" della Duke Ellington Orchestra negli anni Trenta e di cui alcune composizioni vengono ricreate con sprito dadaista e con intelligente capacità di riadattamento e di idiomaticità. Le influenze di Carla Bley, Charlie Mingus e Gil Evans sono facilmente avvertibili nelle pagine della New Jungle Orchestra, e vengono rielaborate attraverso sofisticati arrangiamenti e il contributo di alcuni eccellenti solisti. Un cd e un concerto unici per gli amanti di questo genere.



Pierre Dørge and New Jungle Orchestra are celebrating a generation of international music- making. That longevity, allied with their perennial freshness of sound, places them right up there with great enduring bands of the past - Basie, Herman, Kenton, Ellington. Ensembles that reinvigourated themselves over the decades, while remaining true to their original purpose. The comparison between Dørge’s N.J.O. and the Ellington orchestra is pertinent since Duke was and is a constant inspiration to Pierre. And both men provided most of the material for their aggregations, always
composing with specific soloists in mind.

Thirty years, three decades, is a wide wedge of a lifetime for any group of creative artists to stay together. To remain as a unit for so long, the stimulation and demands of the repertoire have to be exceptional. And every member must feel satisfied that he/she is making a full contribution to the evolution and development
of the whole. A player who feels marginalised will soon seek opportunities elsewhere. A vital core of four musicians have been with the N.J.O. from the start. Of course there were personnel changes along the way, so that now the ensemble is truly multi-generational. But there is an ongoing stable foundation that can accommodate an occasional infusion of new voices. The present line-up is virtually unchanged since Pierre returned to the SteepleChase fold in 2007 with the orchestra’s brilliant CD “Jazz Is Like A Banana” (SCCD
31636).

While the NJO’s continued existence is now assured, it was not always so. The first 13 years were a struggle. Often a gig would pay quartet wages to a group of ten. In those circumstances it was love of the music that sustained the ensemble. As Pierre observes, the turning point came in 1993 when the orchestra was chosen as a state ensemble, representing Denmark on royal visits at home and around the world. For instance when Danish royalty went to South Africa at the invitation of Nelson Mandela, the N.J.O. was there too.

Suddenly Pierre and his colleagues were in terrific demand, playing 80 concerts a year, and a growing audience was attracted to the band’s unique blend of jazz, folk and classical elements merged into a vibrantly exciting, international whole. “I never set out to be a bandleader,” says Pierre. “I was interested in composing and arranging and I obviously wanted to hear my music performed. But then I found out you had to negotiate fees, make travel arrangements and deal with a whole lot of administrative stuff. In the first year none of us talked about money, but finance has to be a factor if musicians are turning down other jobs to play with you.”

Then there were the social and musical problems that inevitably arise in every band.
“One guy doesn’t want to play Ellington tunes, another wants to play only Ellington material. Someone else demands that we should concentrate on free jazz. So, as a leader, you have to try to keep everyone happy. My philosophy was that we should use all the best elements from the many different styles of music, combining them in our own way". “When writing, I have tried to employ the most powerful side of each musician’s character, and to set them a challenge. I also try to put myself in the place of the audience and think about what would be interesting and pleasing to their ear. When we have added new players, it has provided fresh inspiration, stimulating different ideas and possibilities which are reflected in the writing. It is important to stay open-minded in music.”

The N.J.O. made its debut at the Music Cafe, Copenhagen, on 24 September, 1980, so in September 2010 that 30-year milestone was being marked by a week’s celebratory tour of Denmark, and release of this outstanding anniversary CD, the orchestra’s 22nd recording. The band was due to play a number of these pieces during their September progress. For this collection, Pierre decided to structure each composition to focus on a particular member of the orchestra. “I spoke to each musician and asked if they had any special preferences or wishes about which side of their style they would like me to portray. They approved of the idea and I
received very positive feedback". “My concept was to create 10 pieces of music, as 10 abstract pictures, each of them as an image of an individual, creative, New
Jungle musician. They responded with their special wishes for the individual piece.

I knew that the music would not shine unless the composition inspired and challenged each individual’s creativity. I can write the music, ut it is the musician who is the true creator of the spontaneous expression in the music - the here and now.”

mercoledì 9 marzo 2011

Vito Di Modugno - Organ Trio Plus Guests





Grazie ad una "soffiata" dell'amico Veschi vi riproponiamo questo cd di Vito Di Modugno protagonista di un piccolo miracolo tutto italiano consistente nell'arrivare ottavo tra i migliori organisti a livello mondiale nel Referendum proposto dalla rivista Downbeat ( una vera bibbia del jazz ) ai propri lettori.

Amate lo swing e l’organo Hammond? Allora non dovete lasciarvi sfuggire questo album del trio di Vito Di Modugno con Pietro Condorelli alla chitarra e Massimo Manzi alla batteria con l’aggiunta di Michele Carrabba al sax tenore e Pino Di Modugno all’accordion.

Ascoltando dischi come questo ogni volta mi torna in mente un vecchio interrogativo: ma perché hanno smesso di produrre l’organo Hammond, strumento inimitabile per varietà timbrica e dinamica . Nell’attesa di una risposta che ovviamente non arriverà, gustiamoci l’Hammond suonato da specialisti del calibro di Vito. Nelle sue mani l’organo evidenzia appieno tutte le sue potenzialità ; stilisticamente la derivazione da Jimmy Smith e Larry Young è palese, eppure Vito è riuscito egualmente ad elaborare un linguaggio personale sorretto da una vitale fantasia, da una visione armonica assai sofisticata e da un senso del ritmo assolutamente inesauribile. Frutto probabilmente del fatto che suona anche il piano, in cui è diplomato, ed il basso sia acustico sia elettrico. Ma Di Modugno da solo non sarebbe bastato a confezionare un album così pregevole; man forte gli hanno dato i suoi compagni d’avventura (splendidi tra l’atro sia gli interventi del chitarrista Condorelli, sia il mix organo-fisarmonica) e la felice scelta del repertorio destinata ad un pubblico eterogeneo in cui al pubblico più squisitamente jazzistico si aggiunge quello più funky Nell’album figurano, infatti,oltre ad alcuni originals di Vito, temi di Mingus,di Silver, di Joe Henderson, di Eddie Gomez, di Corea ma anche un meraviglioso “Litthe Wing” di Jimi Hendrix proposto in una versione tanto originale quanto riuscita.

Gerlando Gatto - Jazz on line

Dopo alcuni anni e dopo l'innegabile successo di Organ Grooves, il suo primo disco come leader per la Red Records, torna in pista Vito Di Modugno con un nuovo gruppo, un nuovo disco e un nuovo repertorio.
Nel nuovo gruppo l'inserimento di Pietro Condorelli si rivela particolarmente felice perchè il suo modo di suonare, quieto e rilassato, è in qualche modo speculare a quello di Vito Di Modugno. Il repertorio è simile a quello Blue Note oriented del primo ma lo scavo in profondità nel linguaggio e negli arrangiamenti è molto più marcato con consistenti aggiornamenti ad esperienze più recenti e a pubblici più eterogenei che includono sia i jazz fans hardcore che quelli più apparentemente sofisticati del free ma anche la fascia di pubblico più popular e funky.
In realtà la session ha dato vita a due CD, questo è il primo, è accanto a grandi temi di Mingus, Silver, McLean, Henderson, Blue Mitchell, ci sono anche Corea, Jimi Hendrix, Jaco Pastorius, Eddie Gomez, Ornette Coleman, Cedar Walton e Bobby Watson oltre ad alcuni originals di Di Modugno che mostrano come il leader e i suoi compagni padroneggino con serietà, rigore, entusiasmo e soprattutto feeling i diversi aspetti della storia del jazz moderno, in tutte le sue sfacettate sfumature, senza complessi.
Triss il brano di Vincenzo Deluci, lo sfortunato trombettista pugliese che è rimasto paralizzato in un incidente d'auto ed al quale il CD è dedicato, ci sembra particolarmente riuscito per la vena melodica e il colore che ricorda molto alcuni melos balcanici e medio orientali.
La Zita Di Ceglie è un brano scherzosamente improvvisato in studio e coniuga un non improbabile connubio fra pizzica, blues e jazz, cosa questa che sembra aver interessato non poco anche altri musicisti di jazz in tempi recenti.
Michele Carrabba al sax tenore suona in quattro brani e dà agli stessi il colore e il calore
di un sassofonista dalla grande e bella sonorità, sostenuta da una tecnica eccellente e un feeling possente quanto incendiario che però sa essere anche molto smooth come nel blues di Vito "The Big". E' veramente sorprendente come un sassofonista di questo livello sia così poco conosciuto in Italia dove mi sembra abbia ben pochi rivali.
Pino Di Modugno, padre di Vito e di un altro figlio chitarrista che insegna al conservatorio di Bari, conferma, nei suoi brevi interventi, tutta la sua classe di grande fisarmonicista dalla tecnica e musicalità impressionante e dalla inesauribile vena musicale. Un uomo e un musicista che potrebbe ancora riservare delle sorprese, nonostante i suoi anni che hanno da poco superato i 70, e che chi vuole meglio conoscere può ascoltare nel CD pubblicato dalla Red Records a suo nome dal titolo Bedouin.
Massimo Manzi è oggi uno dei batteristi più richiesti a livello nazionale e il suo contributo alla riuscita della session è fondamentale.
Pietro Condorelli - che può anche essere ascoltato in altri Cd della Red Records: Easy e Quasimodo - si conferma solista e accompagnatore di classe e ci sembra aver trovato un perfetto equilibrio nelle sue linee melodiche, che ricordano spesso i sassofonisti, fra sonorità e fraseggio.
Infine, Vito Di Modugno all'organo si conferma più che eccellente come strumentista, solista e leader. Credo possa essere annoverato senza difficoltà fra i migliori specialisti dello strumento in attività a tutti i livelli. Questa non è una affermazione fatta per il gusto di farla o di stupire. Abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare, sia dal vivo che su disco, altri organisti ritenuti giustamente al Top e rispetto ad essi Di Modugno non ha alcun problema. Anzi potrebbe crearne a diversi di loro. Basta solo ascoltare e confrontare senza pregiudizi nè favoritismi.
Ovviamente i suoi riferimenti, come per tutti gli organisti, sono palesi e portano il nome di Jimmy Smith e soprattutto Larry Young: uno il padre dell'Hammond B3 e l'altro quello dell'organo moderno o meglio dell'organo nella post Coltrane age.
Vito Di Modugno, che oltre all'Hammond suona anche il piano, in cui è diplomato, e il basso acustico ed elettrico, si contraddistingue per un tasso tecnico elevato, un blues feeling feroce,una fantasia melodica e armonica sofisticata e viscerale che gli permettono di volare con la mano destra e fare sull'organo fraseggi che spesso solo i pianisti fanno e che sul suo strumento sono decisamente inusuali, un drive ritmico, sentire e analizzare le sue linee di basso con la mano destra, consistentemente ad alto livello.
L'Organ Trio, con o senza ospiti, suona in modo esplosivo, divertente e sa catturare l'attenzione di chi lo ascolta, La scelta del repertorio e gli arrangiamenti è molto azzeccata poiché non solo i temi sono molto belli, anche se spesso noti purtroppo solo ad una fascia ristretta di pubblico, ma sono arrangiati e suonati con slancio, vivacità, calore, fervore e risplendono di nuova luce. A cominciare dalla sonorità per esempio, anche sul piano elettrico. L'Organ Trio ha un suo suono e non ricorda altri che se stesso sia pure con i dovuti collegamenti con una tradizione che si vuole non solo rispettare ma addirittura rinverdire e modernizzare.
Basta ascoltare l'inizio di Haitian Fight Song per accorgersi da che parte tira il vento di Organ Trio che è decisamente soul, blues, jazz e non solo. Credo che Charlie Mingus sarebbe contento di sentire come l'Organ Trio suona il suo brano: con rispetto, riverenza, amore facendolo risplendere di nuova luce edi nuovi suoni.
Buon ascolto e buon divertimento.

Sergio Veschi

venerdì 25 febbraio 2011

Ernest Dawkins - The Praire Prophet

In 1978 Ernest Dawkins formed New Horizons Ensemble, a group which today continues to create a sound that showcases their unique combination of jazz, bebop, swing, and avant garde. The Chicago Tribune describes them as "a band with an uncommon versatility that erupts into new music bursts of dissonance and color. This band can enlighten an audience while enthralling it." The Prairie Prophet is NHE's fifth Delmark CD and features Ernest Dawkins, saxophone; Steve Berry, trombone; Marquis Hill, trumpet, Jeff Parker, guitar; Junius Paul, bass; Isaiah Spencer, drums. Contains all new original Ernest Dawkins compositions. This CD is dedicated to Fred Anderson

giovedì 24 febbraio 2011

Anthony Braxton Quartet ( Composition 367 c )

Il genio di Chicago degli strumenti ad ancia è tornato con il suo nuovo Quartetto, “Diamone Curtain Wall Quartet” grazie all’italiana Caligola. Del resto la popolarità del più geniale e creativo sax del free jazz internazionale nel nostro paese è indiscutibile e gli vale fans ed ammiratori di ogni generazione. Una fama ed un seguito che Anthony Braxton, classe 1945, merita ampiamente per ciò che rappresenta nel panorama del jazz mondiale. Ma chi pensasse di trovarsi ddi fronte a un cd live di "ricordi" di ciò che è stato il jazz si sbaglia di grosso. Anthony è un innovatore, un ricercatore di suoni e questa sua natura non può essere tradita. Ecco che allora in “Mestre 2008”, Anthony si esibisce utilizzando l'intera gamma dei sassofoni dal sopranino al contrabbasso e una grande varietà di clarinetti ma in una dimensione inconsueta nell'attuale panorama jazz affiancato da Taylor Ho Bynum ( cornet, flugelhorn, piccolo and bass trumpets, valve trombone ) Katherine Young ( electric guitar ) , considerata una delle piu' interessanti realta' del chitarrismo contemporaneo e Mary Halverson ( basson ) . Il cd ritrae fedelmente il concerto che Braxton tenne al Centro Culturale Candiani a Mestre nel 2008 durante il quale esegui' la Composition 367c.

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Anthony Braxton, polistrumentista e compositore, è nato il 4 giugno 1945 a Chicago, e qui si è laureato prima in armonia e composizione al Chicago Musical College, poi in filosofia alla Roosevelt University. Suona anche il flauto ed il pianoforte, ma ha dimestichezza soprattutto con li sassofoni ed i clarini. Approda nell’AACM di Chicago, scuola–associazione fondata da Richard Abrams e Roscoe Mitchell, poco più che ventenne, ma si mette in luce già nel 1968 registrando due importanti dischi come leader, «Three compositions of new jazz», con Muhal Richard Abrams, piano, Leo Smith, tromba, Leroy Jenkins, violino, e soprattutto «For Alto», un album doppio per sax solo, avveniristico per l’epoca, che aprirà la strada ai lavori solistici di altri sassofonisti.
Fra il 1969 ed il 1974 Braxton compie frequenti viaggi a Parigi, dove ha occasione di registrare numerosi dischi e di incontrare molti esponenti dell’avanguardia jazzistica europea. Fra il 1970 ed il 1971 guida un interessante quartetto, “Circle”, con Chick Corea, pianoforte, Dave Holland, contrabbasso, e Barry Altschul, batteria. Di questo gruppo esce nel 1971 un album live, «Circle: Paris concert». Corea segue un’altra strada, ma la coppia ritmica del “Circle” diverrà la base, fino al 1976, di tutti i suoi futuri quartetti, prima con il trombettista Kenny Wheeler, poi con il trombonista George Lewis. In questo periodo d’intensa attività, ed anche di larga popolarità, incide duetti con Muhal Richard Abrams al pianoforte e Richard Teitelbaum al synth. Realizza quindi due ambiziose registrazioni per grande orchestra: «Creative Orchestra Music» nel 1976, ispirata alle tradizioni bandistiche americane, e «For four orchestras» nel 1978, dove vengono utilizzati ben 160 esecutori. A cavallo fra gli anni ’70 ed ’80 cambiano sempre più spesso i componenti dei suoi quartetti. Ray Anderson prende il posto di George Lewis al trombone, mentre al contrabbasso si succedono John Lindberg e Mark Helias, alla batteria Thurman Barker e Ed Blackwell. Dalla fine degli anni ’80 guida un quartetto con Marilyn Crispell, pianoforte, Mark Dresser, contrabbasso, e Gerry Hemingway, batteria. Braxton registra più volte in duo con Max Roach, e torna a lavorare episodicamente anche al sax solo. Molte e fruttuose le collaborazioni, che lo vedono a fianco di Roscoe Mitchell e Ornette Coleman, ma anche di improvvisatori europei come Derek Bailey, Evan Parker e Willem Breuker.
Da quando, nel 1985, ottiene la cattedra di composizione al Mills College – ma qualche anno dopo si trasferisce alla Wesleyan University di Middletown – la sua attività concertistica inevitabilmente si dirada, ma ciò non gli impedisce di registrare, anzi. A partire dalla seconda metà degli anni ’80, grazie all’appoggio dell’etichetta indipendente inglese Leo Records, Braxton pubblica decine e decine di dischi – quasi un centinaio sino ad oggi – che rappresentano un’accurata e preziosa documentazione della sua musica. Utilizza quasi esclusivamente sue composizioni, eseguite dai più diversi organici. Influenzato da sassofonisti di scuola jazzistica come Charlie Parker, Eric Dolphy e Ornette Coleman, ma anche da compositori contemporanei come John Cage, Karlheinz Sockhausen e Arnold Schoenberg, Braxton va valutato non solo come sassofonista, per quanto innovatore ed originale, ma soprattutto come compositore. Non è un caso che Leo Records abbia recentemente pubblicato un cofanetto di 9 dischi interamente occupato da trascrizioni della sua musica per pianoforte. I suoi brani, che spesso privilegiano le parti scritte rispetto a quelle improvvisate, hanno quasi sempre per titolo dei simboli grafici e/o matematici, apparentemente poco comprensibili e distinguibili. Alcuni di questi diagrammi indicano la posizione dei musicisti durante la performance, ed hanno quindi anticipato la musica aleatoria di John Zorn, che di Braxton è sempre stato un grande estimatore.
Laureato in filosofia, appassionato giocatore di scacchi e fumatore di pipa, l’ormai sessantenne sassofonista chicagoano non è l’unico jazzista ad aver coltivato un interesse profondo per la scienza dei numeri: Albert Ayler, Cecil Taylor, Ornette Coleman, hanno spesso giocato con algoritmi e moduli numerici. Ma il caso di Braxton è diverso: spesso, anche se non sempre, numeri e formule costituiscono le matrici generative fondamentali della sua musica. I “patterns” melodici, le sequenze ritmiche, persino molte combinazioni timbriche derivano da una serie più o meno estesa di rigorosi principi matematici.
Negli ultimi tempi Braxton più che rileggere “standards” predilige suonare la sua musica, che ama definire “ghost trance music”, insieme a giovani interpreti, anche di formazione classica. Il quartetto con cui affronta questo nuovo cd è assolutamente inedito, ed ha una composizione piuttosto inconsueta nel mondo del jazz, mettendo insieme il fagotto e gli ottoni, la chitarra elettrica e le ance (od i clarini) del leader. Il tutto condito da una buona dose di elettronica.

mercoledì 23 febbraio 2011

Monty Alexander - Uplift

Quando noi parliamo di genius siamo consci che questa parola può sicuramente assumere diversi significati a seconda dei personaggi a cui la asccostiamo. Nessuno di noi penso possa dubitare che possiamo usare tale attributo con musicisti del calibro di Art Tatum, Nat King Cole, Erroll Garner, Hank Jones sino a Oscar Peterson. Ciascuno di questi straordinari musicisti è riuscito a personalizzare la propria arte attraverso una ricerca che ha esaltato al massimo le proprie caratteristiche e potenzialita' creando nell'ascoltatore emozioni nuove, facendogli scoprire un mondo che era li ma che non si aveva gli occhi per vedere. Ecco, se noi ulilizziamo in tal senso la parola Genius allora è indiscusso che calzi perfettamente all'arte di Monty Alexander e il suo ultimo cd prodotto dalla Jazz Legacy non fa altro che confermalo.

Feat :
Monty Alexander - piano
Hassan Shakur - bass
Herlin Riley - drums
Frits Landesbergen -drums

Tracklist :
1. Come Fly With Me / 2. One Mint Julep 3. Renewal / 4. Sweet Georgia Brown / 5. I Just Cant See For Lookin’ / 6. Django / 7. Body and Soul / 8. Hope --- Medley --- 9. Home / 10. Fungii Mama



The words “genius”, “piano”, “virtuoso”, and “jazz” are very seldom used in the same sentence. Over the long history of jazz these four words have only consistently appeared together when discussing the work of Art Tatum, Nat King Cole, Erroll Garner, Hank Jones, and Oscar Peterson. You can argue the case for quite a few virtuoso jazz pianists of past and present, but when their body of work is compared side by side, you will always end up with the names of Tatum, Cole, Garner, Jones, and Peterson on top.


What you are about to listen to is the sixth artist whose name undoubtedly belongs next to the aforementioned legends. Like Mr. Garner, he does not read traditional music. Like Mr. Tatum, he displays a technique that is a once-in-a-lifetime wonder to behold. Like Mr. Cole, his musical taste and lyrical expression are second to no one alive. Like Mr. Jones, he possesses an exquisite touch. And like Mr. Peterson, his output of work (62 CDs as a leader) and his sense of drama, timing and swing can only be described as extraordinary, joyous, and incredibly moving. After one listen to this collection of live performances, you will quickly realize that these facts are undeniable—and that all men are NOT created equal. Some men are simply touched by a higher force as a great and profound gift for us all to savor.

In Hal Leonard’s 2005 book The Greatest Jazz Pianists of All Time, Mr. Alexander placed in the top five of all time. In his homeland of Jamaica, he received the highest honor bestowed upon an artist: Commander in the Order of Distinction, “for outstanding services to Jamaica as a worldwide music ambassador.”

He has spent the majority of his distinguished career traveling the globe, performing in the greatest concert halls on earth. Well known in more foreign countries than I can list here, the American jazz fan has not had as much occasion to witness his incredible mastery as they should have. But so many performance offers have constantly poured in from around the planet that we’ve had to share his great artistry with the rest of the world.

We can thank Frank Sinatra and his best friend Jilly Rizzo for hiring Monty after he moved to the United States in 1961 at the age of seventeen. It was at Jilly’s famed New York City nightclub that Monty caught the ears of Louis Armstrong, Duke Ellington, Miles Davis, Dizzy Gillespie, and Milt “Bags” Jackson. It was Bags that introduced him to the great bassist Ray Brown, and the rest as they say, is history.

It has been an honor, blessing, and great privilege to call this man my dear friend for many years, and to produce this magnificent collection of music for the rest of the world to enjoy. I personally feel that this project is one of the finest I’ve ever been associated with.

I must say, in my very humble opinion, that this CD… is a masterpiece. Webster’s dictionary defines the word UPLIFT as a verb: to lift up, elevate, improve the spiritual, social, or intellectual condition.
That is Monty’s mission.

Prepare to take off.

John Lee

lunedì 21 febbraio 2011

Abeat Presenta : A. Menconi,A. Romano L. Mantuzza ; Ann Malcolm ; Amato Jazz Trio; Fausto Ferraiuolo Trio

Alessio Menconi, Aldo Romano, Luca Mantuzza

Adventures Trio


Due fra i migliori rappresentanti del jazz italiano moderno unitamente all’inesauribile “mito” Aldo Romano, danno vita ad un disco in cui tradizione e modernità si fondono in maniera superlativa. La peculiarità risiede nel sound scaturito, frutto dello stile personale dei componenti magistralmente condotti dalla sapiente vena di Romano, perfetto “ baricentro” dell’ensamble. Alessio Menconi è unanimemente riconosciuto come vero talento dello strumento. Forse uno dei pochi chitarristi italiani ad aver elaborato uno stile affrancato dai soliti modelli . Già chitarrista di Paolo Conte, fa parte del Bobo trio con Faso e Meyer ( la ritmica di Elio e le Storie Tese ); è stato inserito inserito nel gotha mondiale dei chitarristi insieme a Robben Ford, Steve Lukather, Hiram Bullock, Larry Corryell e altri, in occasione di una compilation americana dedicata a Jimi Hendrix.
Luca Mannutza, vincitore del premio Massimo Urbani nel 2002 ha inanellato una serie di collaborazioni entusiasmanti ed oggi è annoverato tra i migliori pianisti della scena jazz contemporanea. In questo progetto si cimenta per la prima volta discograficamente con l’organo.
Aldo Romano non ha bisogno di presentazioni particolari : artista a tutto campo ( scultura, pittura, poesia e musica ) è trait d’union fantastico fra i due giovani musicisti.
Classe, eleganza, raffinatezza, modernità ed al contempo leggerezza costituiscono l’eccellenza di questo disco.

Two of the best representatives of the Italian modern jazz together whit the inexhaustible "myth" Aldo Romano put on a disk in which tradition and modernity are merged in a superlative way. The sound is one peculiarity of this record , the result of personal style of the trio, masterfully conducted by Aldo Romano, perfect "center of gravity" of the ensemble. Alessio Menconi is widely recognized as talent of the instrument. Perhaps one of the few guitarists to have developed an Italian style freed from the usual models.menconi has been inserted into the elite world of guitarists with Robben Ford, Steve Lukather, Hiram Bullock, Larry Corryell ont an american production devoted to Jimi Hendrix.
Mannutza Luca boasts a number of exciting collaborations and today is among the leading pianists of the contemporary Italian jazz scene. In this project he plays organ for the first time in his discographic career .
Aldo Romano needs no special presentations: all-round artist (sculpture, painting, poetry and music) is wonderful trait d'union between the two younger musicians.
Class, elegance, sophistication, modernity and lightness at the same time constitute the excellence of this record.

Ann Malcolm octet feat. Tom Harrell

The Crystal Paperweight


Ann Malcolm è straordinaria singer americana da alcuni anni residente in Svizzera con alle spalle pubblicazioni di grande pregio internazionale ( per esempio al fianco di Kenny Barron, Ray Drummond, Keith Copeland, Brian Lemon, Szakcsi, Robi Lakatos, Vince Benedetti, Junior Mance, Reggie Johnson ed altri ancora ).
“ The Crystal Paperweight ” rappresenta per Ann Malcolm una delle più esaltanti realizzazioni di sempre ed ha caratteristiche davvero speciali: innanzitutto vede Tom Harrell coinvolto non solo in qualità di trombettista ( dalle doti uniche al mondo) ma anche di arrangiatore dell’intero disco e compositore. Ann Malcolm ha realizzato alcuni testi che per la prima volta affiancano alcune notissime composizioni dello stesso Harrell: ciò costituisce un notevole valore aggiunto se si considera che nella storia compositiva di Tom Harrell è cosa raramente concessa.
Il disco offre una varietà stilistica e di sound notevole rimanendo sempre elegantissimo e curato. Le spiccati doti di sensibilità ed espressione della Malcolm nonchè la maestria degli arrangiamenti hanno permesso di oscillare da esecuzioni mainstream a jazz ballad sino ad ammiccare al pop ed al soul di "Remember The Time "( M. Jackson).
Ann Malcolm è l'incarnazione della cantante jazz femminile odierna , sofisticata e potente allo stesso tempo, con eccellente e plastico timbro . Ann Malcolm è nato in Iowa, Stati Uniti .

The charismatic jazz vocalist Ann Malcolm is the embodiment of the traditional female jazz singer and the power that lies behind sophisticated, restrained notes. The beautiful, accentuated sound she produces allows her to sing in a cool melodic style that swings, picking up every detail of mainstream music, ballads and modern jazz with her clear jazzy into- nation and acute sensitivity. Ann Malcolm was born in Iowa, USA and finished her BA and Masters Degrees
in Music in Iowa and Boston respectively. She lives in Basel, Switzerland since many years and performs throughout Europe. On this new recording "The Crystal Paperweight" arranged by Tom Harrell, Ann is accompanied by an ensemble of perfectly matched jazz
talents with a wealth of experience. Between them, and the fantastic arrangements and soloing of Tom Harrell, they succeed in creating an intimate atmosphere that gets right under the skin.

Feat :

Tom Harrell : trumpet,composer, arranger
Domenic Landolf : alto flute
Ann Malcolm : vocal, lyrics, alto sax
Patrice Moret : upright bass
Daniel Pezzotti : cello
Alejandro Rutkauskas : violin
Andy Scherrer : tenor sax
Dejan Terzic : drums
Colin Vallon : piano, fender Rhodes
Wolfgang Zwiauer : electric bass on tracks 3 and 8

Amato Jazz Trio

Well


Amato jazz trio : una delle più forti espressioni del jazz tipicamente italiano.
"L’Amato Jazz Trio è uno dei più originali trii d’Europa e oltre”. (Franco Fayenz/ Amadeus)
“Well” è la ulteriore dimostrazione di come una profonda conoscenza delle radici del jazz possa magnificamente sposarsi ed integrarsi con alcune componenti tipicamente mediterranee ed europee.
Un trio magmatico come la lava del vulcano che sovrasta da sempre la Sicilia. Le composizioni immergono l’ascoltatore in una atmosfera densa di colori e sapori che rimandano alla ricchezza e alla tipicità della loro terra.
La disinvoltura esecutiva, l’interplay naturale (i fratelli Amato suonano insieme da quando erano bambini), la profonda vena intellettuale da una parte ed il fuoco e la solarità dall’altra, hanno reso questo trio uno degli esempi più originali e potenti del variegato panorama italiano. Alcuni brani originali ,una doppia elaborazione di alcune partiture di Stravinskij, danno l’idea di come all’ombra del vulcano la musica possa essere nuovamente sciolta, liquefatta, disgregata e restituita in forma nuova. Una perla nel panorama jazzistico degli ultimi anni.

Amato jazz trio : one of the strongest expressions of the typical Italian jazz.
The Amato Jazz Trio is one of the most original trio of Europe and beyond. " (Franco Fayenz / Amadeus)
"Well" is another demonstration of how a deep understanding of the roots of jazz can marry with some Mediterranean and European components.
A trio of magma as the lava of the volcano that dominates Sicily has always been. Their music puts the listener in an atmosphere full of colors and flavors that recall the richness and typicality of their land.
The ease of implementation, the natural interplay (Amato brothers have played together since they were children), the deep intellectual vein on one side and the fire and the brightness of the other, have made this trio one of the most original and powerful of the varied Italian scene. Some originals songs and a double processing of a couple of Stravinsky's scores give an idea of how, in the shadow of the volcano, the music can be disoolved,re-melted, melted, broken up and returned in a new form . A real jewel in the Italian jazz scene.

Feat.

Alberto Amato : doublebass
Elio Amato : piano
Loris Amato : drums

Fausto Ferraiuolo trio, feat. Johannes Faber

artnam-mantra


Artnam, un ambigramma che letto al contrario si legge Mantra. Entrambe le parole contengono il suffisso nam che in sanscrito significa” dedicarsi a qualcosa con passione”, significa anche onore , lode, devozione, armonizzare la propria vita con la legge dell’universo ed anche attingere energia e ...
Artnam-Mantra è musica senza musica, melodia senza tempo che sottende ogni ricerca spirituale e che si fa gioco dei nomi e degli autori nascondendosi l’uno nell’altro.
Ecco che allora il motivo ispiratore di questo cd aleggia sin dall’inizio conducendo l’ascoltatore in una dimensione di bellezza e piacere emotivo e spirituale.
Terzo cd di Fausto Ferraiuolo per Abeat che si conferma pianista dalle doti non comuni.
Dotato di grande tecnica messa interamente al servizio di composizioni di rara bellezza.
Il disco manifesta una intensità espressiva elevatissima ed è impreziosito dalla perfetta fusione con la tromba di Johannes Faber.
Il disco è sin dal primo ascolto convincente ed emozionante : il pianismo di Ferraiuolo è lirico ed intenso supportato da una ritmica perfettamente oliata...( Paolo Fresu).
Composizioni interessanti...suonate con energia ed abilità. Faber alla tromba è incantevole e seducente... ( John Taylor ).


Artnam, an ambigram that reads Mantra read backwards. Both words contain the suffix nam which in Sanskrit means "to dedicate themselves to something with passion," also means honor, praise, devotion, to harmonize their lives with the law of the universe and also draw energy and ...
Artnam-Mantra is music without music, timeless melody that underlies every spiritual quest and makes fun of the names of the authors and hiding in each other.
So then the central concept of this CD hangs from the start leading the listener into a dimension of beauty and pleasure emotionally and spiritually.
Third cd by Fausto Ferraiuolo for Abeat . He is a pianist with uncommon qualities.
Equipped with great technique developed entirely at the service of compositions of rare beauty.
The record shows a high intensity of expression and is enhanced by blending perfectly with the trump of Johannes Faber.
The record is convincing and exciting since the first listening: the piano playing of ferraiuolo is lyrical and intense, also supported by a well-oiled rhythm ... (Paolo Fresu).
Interesting compositions ... played with energy and skill. Faber on the trumpet is charming and seductive ... (John Taylor).