mercoledì 11 aprile 2012

Simcock - Garland - Sirkis - Lighthouse

Garland, Simcock and Sirkis sound out all imaginable possibilities of this unusual instrumentation. A miniature orchestra that unites skillfully interweaving melodies, complexity and groove. Strong, distinctive melodies and bounding folk-tinged rhythms underpin the music, along with many other influences from around the world and some tributes to a few of the great musicians of recent British contemporary music history.

Tim Garland / soprano & tenor sax, bass clarinet
Gwilym Simcock / piano, melodica
Asaf Sirkis / drums, percussion, hang drum



giovedì 5 aprile 2012

Boris Savoldelli - Biocosmopolitan

“Uno spettacolo sfavillante e musicalmente attraente” (Time Out New York ); “una voce attraente, idee interessanti e soli eccitanti” (Howard Mandel-Presidente della American Jazz Journalists Association ); "ha mestiere, idee e naturalezza…molto piacevole" (Il Manifesto); “una voce che provoca gioia” (Seattle Times); “senza dubbio un genio” (Jaa Ru, Russia); "raro caso di musicista italiano esportabile" (La Repubblica); “uno spettacolo straordinario” (All About Jazz New York); "reinventa gli standard con bulimica frenesia e originalità" (Musica Jazz); “un vocalist prodigioso” (Ezio Guaitamacchi, direttore del mensile Jam); “qualcosa di veramente nuovo e diverso” (Mensieur Dèlire, Francia); “un talento unico” (Vortex Jazz Magazine, UK); “la magia di una caleidoscopica vocalità e musicalità” (Il Mucchio); “semplicemente meraviglioso” (Bad Alchemy, Germania); “una vera rivelazione” (All ABout Jazz New York); "rivelazione. La voce strumento di Boris, rivoluzione jazz rock" (Il Giorno); “un maestro di contorsionismi vocali” (Jazz Review, USA); “un vero musicista della voce” (ProgRock, Polonia); "un acrobata della voce" (Music Reviews, Germania); “una variante moderna di Bobby McFerrin e Al Jarreau” (IO Pages Magazine, Olanda); “uno dei cantanti più intriganti degli ultimi anni” – (Jaa Station Records, New York ); “semplicemente un cantante superbo” (Mark Murphy). Queste sono solo alcune delle parole scritte su Boris Savoldelli dalla stampa musicale di tutto il mondo. Classe 1970, Boris è un vocal performer dotato di una folgorante personalità. Affascinato da sempre dello “strumento voce” e delle sue straordinarie possibilità, con un background prima di studi classici e successivamente, grazie all’amicizia col suo mentore Mark Murphy, di matrice jazz (senza dimenticare le origine come rock singer) è continuamente alla ricerca di nuove forme espressive-vocali. Negli ultimi anni fissa alcune tappe importanti per la sua carriera pubblicando, nel 2008, il cd per sola voce e looper dal titolo INSANOLOGY (che vede il prezioso contributo, in due brani, di Marc Ribot). Il cd rappresenta il suo “light side”, la parte più melodica della sua musica.


Il disco ottiene lusinghiere recensioni in tutto il mondo (Italia, USA, Brasile, Francia, Inghilterra, Olanda, Russia, Germania, Israele) ed alcune importanti conferme come nell'annuale Jazz Poll del produttore e critico Arnaldo DeSouteiro (produttore di Herbie Hancock, John McLaughlin e Joao Gilberto) che segnala Insanology tra i 10 migliori album di jazz vocale del 2008 e Boris al terzo posto nella categoria Migliori Cantanti Jazz dopo nomi storici come Tony Bennet e Al Jarreau. Anche nel 2009 Arnaldo DeSouteiro inserisce Boris tra i Migliori Cantanti Jazz, questa volta, al secondo posto e nel 2011 lo colloca al quarto posto come Migliore Cantante Jazz ed inserisce il cd Biocosmopolitan tra le prime 10 migliori produzioni di jazz vocale dell'anno. Nel giugno 2009 pubblica PROTOPLASMIC , disco dalle tinte fortemente free-avanguardistiche che rappresenta appieno il suo “dark side”, la parte più sperimentale e selvaggia della sua musica. Il cd, registrato a NY in duo con Elliott Sharp, è prodotto dalla Newyorkese Moonjune. Anticipato dal video clip del singolo “The Miss Kiss”, il nuovo disco in solo voce di Boris - nuovamente espressione del suo “light side” e intitolato BIOCOSMOPOLITAN- viene prodotto e pubblicato dalla storica etichetta Newyorkese Moonjune il 15 marzo 2011 e segna la preziosa collaborazione, in qualità di ospiti speciali in alcuni brani, di PAOLO FRESU e di JIMMY HASLIP . Numerose le prestigiose esibizioni live, come quella del settembre 2008 allo storico “The Stone” di New York (il cui direttore artistico è John Zorn), i Vocal Solo Tours in Russia ed Ucraina nel 2009, 2010 e 2011 (con circa 50 concerti tra Festival e Jazz Club a Mosca, Ufa, Ekaterinburg, Novosibirsk, Kaliningrad, Tomsk, Novokuznestk, Dubna e per il DoDj Festival di Kiev), l’esibizione alla Chapel Performance Space di Seattle, nuovamente a New York nel 2011 al Garage nel village e allo Shrine ad Harlem, la presenza a Fasano Jazz nel 2009 e la partecipazione all’edizione 2010 dei festival Time in Jazz di Berchidda e Time in Sassari diretti da Paolo Fresu per i quali ha realizzato anche la sigla dedicata all’oggetto dei festival: l’aria.

mercoledì 4 aprile 2012

Reanaud Garcia-Fons - Solo

All sounds you will hear on this CD were generated by Renaud García-Fons on the double bass. Some titles are strict solo bass, some have added loops, pre-recorded electronics and percussive sounds made by finger tapping or slapping. The thematic material oscillates between Orient and Occident, Africa and Latin America and between medieval and modern music. García-Fons lives his dream to present the bass as an instrument with an all-encompassing voca-tion, an instrument of beauty and many-sided possibilities which should be brought to an audible and visible level. The priory of Marcevol situated high up in the French Pyrenees proved to be the perfect spot for such an endeavour. Well balanced acoustics and an inspiring spirituality presented an invitation to take an “imaginary journey through time and space” which touches the Orient (Jey-hounabad), the middle ages (Marcevol), Africa (Kalimbass),South America (Yupanqui) and the baroque period (Hacía Compostela)… “My first encounter with the double bass was at age 16, it was love on first sight. I thought immedi-ately that the bass would offer an approach not just to classical music and jazz but to the universal language of music. After five years of intense learning with Jean-Piere Logerot and the great Francois Rabbath I began to travel, to explore and to investigate other musical cultures building up my own technique out of the experiences I made. I added a high fifth string to perfect the range of the bass without risking the authentic sound.“ Renaud García-Fons has made a spectacular career in the last years. Exposure in his native France was soon followed by concerts tours through Germany, Italy, Turkey, the UK – more or less all over Europe. North America came next where he does his 5th tour this year including again the Montreal Festival in Canada. Just before the US he will play at the four leading Australian fes-tivals and possibly in China. The accompanying DVD is a state-of-the-art production filmed with 5 HD cameras directed by seasoned pro Nicolas Dattilesi. It shows the full concert at Marcevol and an interview with García-Fons in french subtitled in English, Spanish and German and a short bonus film.


martedì 3 aprile 2012

Al Di Meola - Pursuit of Radical Rhapsody

La New World Sinfonia è la formazione fondata dalla stesso Di Meola e con cui da qualche anno sta affrontando un impegnativo tour che lo ha visto quest'anno anche in Italia riscuotere un notevole successo. Ed è proprio da questa frequentazione musicale che nasce Radical Raphsody il nuovo lavoro del chitarrista che la critica non ha dubbi nel definire uno dei migliori al mondo. Definire un genere per Meola è praticamente impossibile, nella sua musica si miscelano jazz e avanguardia, world a flamengo pagando sempre tributo a quel grande innovatore del Tango che fu il maestro Piazzolla.

Robert Lynch, storico della chitarra, ha scritto: “Nella storia della chitarra, nessuno ha contribuito in modo così decisivo a far progredire lo strumento nell’approccio tecnico come Al Di Meola. Una tecnica pulita e morbida sulle corde nonostante l’impressionante rapidità di esecuzione. Sicuramente il più veloce chitarrista in assoluto nell’uso del plettro.” Piu' volte premiato da riviste specializzate come miglior chitarrista jazz ( anche se come abbiamo visto questa "etichetta" è molto stretta per il suo genio ) Meola torna oggi a noi con questo nuovo cd tutto da scoprire.



The NY Times and Guitar Player lead the first round of publications praising Al Di Meola’s ‘Pursuit of Radical Rhapsody’ (now available on Telarc Records). Di Meola says the album marks a fresh new era for his World Sinfonia band as the "compositions and interplay take on a more complex and interesting direction then anything I've done before."

And press agree: "The maestro is back and he is killing! Al D throws down beautiful nylon-string parts and blazing electric lines on this tango-riffic collection. The playing is spectacular throughout but tones, particularly on 'Paramour's Lullaby' and 'Full Frontal' are so cool they almost steal the show. Bravo!" – Guitar Player

"Di Meola, a guitarist of dazzling technical prowess, has a new album, 'Pursuit of Radical Rhapsody,' whose title neatly sums up his mission as an artist. World Sinfonia is the acoustic global-fusion outfit featured on the album, which riffs on a range of stylish sources, from tango to gypsy swing." – NY Times

lunedì 2 aprile 2012

Christian McBride - Conversations With Christian

On his eight CDs that precede Conversations With Christian, bassist Christian McBride has framed himself in ensemble contexts, most recently on the widely lauded 2009 Mack Avenue release Kind of Brown, which showcases the Inside Straight quintet (his return to the acoustic jazz format as a leader) and The Good Feeling, released in September, comprising a suite of well-wrought charts for an A-list 17-piece big band. Although McBride’s leader and sideman c.v. includes no small number of pungent duos with various game-changers—to name two, McCoy Tyner and Jim Hall—he has heretofore refrained from devoting an entire recording to the genre. That discographical gap is now rectified with Conversations with Christian, on which the 39-year-old maestro places himself in the forefront of the flow on a duet apiece with “13 of my closest musical friends and cohorts”—singers Angélique Kidjo, Sting and Dee Dee Bridgewater; pianists George Duke, Eddie Palmieri and Chick Corea, as well as Dr. Billy Taylor and Hank Jones (who both passed away in 2010); violinist Regina Carter; trumpeter Roy Hargrove; guitarist Russell Malone; tenor saxophonist Ron Blake; and actress Gina Gershon. In the process, McBride unleashes the full measure of his already legendary skills, crafting as complete a portrait of his diverse interests—different vibrations of the blues and African-American church experience, bebop, the American Songbook, the Latin Tinge, the Freedom Principle, even comedy—as he has ever presented.



“I love and appreciate so many different styles and cultures,” he remarks. “Changing hats, going from one project to another, from a straight-ahead session to an R&B session to a pop session, has always fueled my activity. I try to put all those different sounds into one pot and make it a coherent, jazz-inflected sound.” McBride first considered a proposal to do a duet project during the latter ‘90s, when he was signed to Verve. “At the time,” he recalls, “I didn’t feel I was ready, or that it was the project I wanted to do. I had other things in mind. But as time progressed, I got to do other projects—putting together the Christian McBride Band and experimenting with a lot of different sounds and layers—and my focus returned to the duets idea.”



This renewed interest coincided with McBride’s involvement with the National Jazz Museum In Harlem (he is co-director), where he launched a still ongoing series of public talks and interviews. “My manager, Andre Guess, and my wife, Melissa Walker, noticed that I had a good rapport with almost everyone I interviewed,” recalls McBride, whose warmth comes through as palpably in conversation as in notes and tones. “They both suggested that it might be time.” In conjunction with the project, McBride conducted videotaped interviews with each participant. Available as discrete podcasts since 2009, this series eventually led to the popular Sirius-XM radio show, The Lowdown: Conversations With Christian. “I think the duet is a logical extension of the nature of the bass itself,” McBride says. “It’s the root. Joe Zawinul once stated that the drums are the father of all music, and the bass is the mother. I had a hard time disagreeing. The bass has the rhythm and the pulse, and also the notes and harmonies. That would seem to make it the ideal instrument for any sort of duet.” If the bass is the ideal instrument to perform the duo function, McBride would seem to be its ideal practitioner. He immersed himself in the genre directly after arriving in New York City from Philadelphia, his hometown, in 1989. Then 17, just out of high school, he entered the rarefied atmosphere of such New York piano saloons as Bradley’s, the Knickerbocker and the Village Gate, learning the tools of the trade on drummer-less gigs with such elder masters as Larry Willis, John Hicks and George Cables. “Ray Brown, Paul Chambers, and Oscar Pettiford were my main favorite bass soloists, plus Jaco Pastorius on the electric side,” McBride says. “Their articulation was so clean and so sharp, and you wondered why all bass players didn’t play with that clarity. It seemed to me that musicians across the board were learning the language of Charlie Parker, Dizzy Gillespie, John Coltrane and more modern geniuses like Freddie Hubbard, McCoy Tyner and Joe Henderson, and that as a bassist I should also learn that language. With the exception of a few people, most bass solos I heard seemed a little uncertain and ambiguous, and I didn’t buy that the reason was the instrument’s frequency. I wanted every single, solitary note I was playing on the bass to be as crystal clear, as articulate and precise, as any other instrument, while still keeping the full tone.” Such formative experiences, as well as extended tours with “arena” acts like Pat Metheny, Chick Corea and Sting, many years playing with the drummer-less three-bass unit Super Bass with Ray Brown and John Clayton, and consequential engagements with pop icons like James Brown, Queen Latifah and The Roots, gave McBride the confidence to eschew the original material that he “had ready for almost all of the duets.” He realized that, “since everything is exposed in a duet, my partner should be as comfortable as humanly possible, whether it meant doing a song of theirs or some mutually-agreed upon standard. I knew that I could feel comfortable with just about anything.” McBride transcends the challenge, crafting one eyebrow-raising solo after another, and conjuring a lexicon of apropos, state-of-the-art bass-lines. On Kidjo’s anthemic “Afirika,” which opens the proceedings, he adapts the band arrangement into a surging, metrically complex bass part, rendered with the huge sound that is his trademark, complementing to perfection the Beninoise diva’s over-the-barline phrasing. Later, with Sting on the 1985 hit “Consider Me Gone” from the film Bring on the Night, he sets up a gentle 4/4 vamp to blanket and complement the singer’s keening tenor and self-comping guitar; still later, he signifies with good-humored, “filthy” expertise to Dee Dee Bridgewater’s lusty interpretation of “It’s Your Thing” by the Isley Brothers. Observe the intense, contemplative mood that McBride’s arco introduction sets for “Spiritual,” a late-in-life composition by Dr. Billy Taylor; his comfort zone swinging through the changes on songbook standards “Alone Together” (Hank Jones) and “Baubles, Bangles and Beads” (Roy Hargrove); the soulfulness he imparts to his own “Sister Rosa” (Russell Malone) and up-tempo “McDukey Blues” (George Duke). He surefootedly explores the open spaces with Chick Corea on “Tango Improvisation,” a spur-of-the-moment creation, and finds a path into Eddie Palmieri’s singularly Afro-Caribbean universe on “Guajeo Y Tumbao.” On “Fat Bach and Greens,” he and Regina Carter morph seamlessly from a well-wrought reading of Johann Sebastian Bach’s Double Violin Concerto into extemporaneous highbrow back-and-forth on the blues, while on “Shake ‘n Blake” he engages in informed variations on rhythm changes with tenor saxophonist Ron Blake, his long-time partner. The operative principle throughout is McBride’s dictum, “Most of what I enjoy doing s based in, around, and upon the groove; I want to hold down the fort—but have the ability to visit the roof if I want.” Conversations With Christian will assume its place as a masterpiece of the duo idiom.

domenica 1 aprile 2012

Bollani - Chailly : Sound Of The 30'

Parlare di Stefano Bollani è come parlare del mare : mai identico a se stesso, ora impetuoso ora calmo ma sempre affascinante. Eccolo dunque con un nuovo progetto che molto avra' da dire in quella che ormai sempra diventata una "mission" per Stefano : divulgare (  ossia far conoscere, promuovere,  laddove scuola e istituzioni latitano ) La Musica sia che si tratti di "pop" rielaborato in chiave Jazz , di veri e propri standard jazz derivanti dalla tradizione blues di origine Afro Americana, di canzoni Carioca  sia  infine come in questo caso, sia che ci si addentri in quella che i critici chiamano "Musica Colta".



Dopo "Rhapsody in Blue", rimasto per oltre 30 settimane nella classifica "Top 100" GFK-Fimi dei CD più venduti e ormai disco di platino, nasce un nuovo progetto discografico della "strana coppia". Se "Rhapsody in Blue" era un progetto monografico dedicato a George Gershwin, Riccardo Chailly e Stefano Bollani ci sorprendono oggi con una esaltante quanto imprevedibile panoramica del sound classico degli anni ’30.



Qual era il sound degli anni ’30? Quello di Benny Goodman che portava le big band jazz alla Carnegie Hall, o di Ionisation di Varèse? Delle sorelle Andrews o di Bartók? Di Moses und Aron o di "Over the rainbow"? Di Charles Ives o di Erich Korngold? "Sounds of the ’30s" affonda le sue radici tra Europa e America, tra l’arte colta e quella vernacolare, in un esaltante fermento culturale in cui alcuni mostri sacri della classica non esitarono a "contaminarsi" con il jazz, il tango e il fox-trot. Ecco quindi il Concerto in sol di Ravel, il Tango di Stravinsky (presente sia nella versione per pianoforte che in quella – in prima mondiale – per orchestra elaborata da Felix Guenther),il celeberrimo Valzer da "L'Opera da tre soldi" e "Surabaya Johnny" di Weill e la suite dalla sorprendente azione coreografica "Mille e una notte" di De Sabata - un'altra prima mondiale. La critica ha battezzato l'inedita collaborazione fra Riccardo Chailly e Stefano Bollani come "la strana coppia", ma forse sarebbe più giusto definirlo come "il magico trio": non si può non menzionare la presenza della prestigiosissima orchestra del Gewandhaus di Lipsia, la compagine sinfonica più antica d’Europa, capace di garantire una qualità di suono davvero senza pari. Il programma del disco, eseguito dal vivo a Lipsia in un "Augustusplatz" stipato all’inverosimile da oltre 20.000 persone all’inizio di settembre del 2011, è stato registrato nella sala del Gewandhaus e sigilla una serata storica. Negli ultimi due anni Riccardo Chailly e Stefano Bollani hanno totalizzato con le loro incisioni oltre 70 settimane di permanenza nella classifica "Top 100" GFK-Fimi, polverizzando ogni record per artisti classici e jazz: tutto lascia prevedere che con "Sounds of the '30" ci stupiranno ancora.

sabato 31 marzo 2012

Musica Nuda Complici

A volte il caso riesce a combinare per bene le cose. E questa è la storia di MUSICA NUDA, l’atipico duo nato dall’incontro casuale tra Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Nel 2003 i due si incrociano per la prima volta: Petra canta e Ferruccio è il contrabbassista degli Avion Travel (lo è stato dal 1990 fino al 2006). In quel periodo Petra Magoni ha in programma un mini-tour in alcuni piccoli club della “sua” Toscana con un amico chitarrista. Proprio il giorno del loro primo concerto in programma, quest’ultimo si ammala. Petra, invece di annullare la data, chiede a Ferruccio se ha voglia di sostituirlo all’ultimo minuto e lui d’impulso risponde sì.
Il concerto ottiene un tale successo che i due protagonisti di questo “Voice’n’bass” combo nel giro di qualche settimana mettono insieme un intero repertorio, composto dalle canzoni che più amano, e di slancio registrano in mezza giornata il loro primo album: “MUSICA NUDA”, in uno studio vicino a Pisa. MUSICA NUDA diventa così, del tutto naturalmente, il nome del loro progetto musicale e anche del loro duo. Sebbene l'alchimia unica tra i due sia immediatamente evidente, Petra e Ferruccio non avrebbero mai immaginato di raggiungere traguardi così importanti in pochi anni: centinaia di concerti in Italia e all'estero, prestigiosi riconoscimenti (la Targa Tenco 2006, miglior tour al Mei di Faenza, Les quatre clés de Télérama in Francia), consensi da parte del pubblico e della stampa, apparizioni televisive e passaggi radiofonici sulle principali emittenti italiane ed estere. Tutto questo grazie all'impegno e al costante lavoro di Petra, di Ferruccio e di tante persone che nel corso degli anni hanno creduto in questo progetto, ma soprattutto grazie all'idea originale, colta e popolare, semplice e complessa che sostiene il progetto MUSICA NUDA. Un po' jazz, un po' canzone d'autore, un po' rock, un po’ punk, e infine anche musica classica. Quando “la musica è nuda” non ci sono più confini, il suono originalissimo di Petra e Ferruccio si insinua in ogni composizione e le restituisce vita nuova, dando prova di una ecletticità davvero sorprendente.


MUSICA NUDA è un progetto coraggioso, indipendente, libero, quasi una moderna versione del canto con accompagnamento di basso continuo, in uso nel Rinascimento, ed è anche l’arte di saper riportare all’essenziale la musica (brani noti e inediti siano essi di repertorio lirico, jazz, pop o soul) per scovare al suo interno il significato più profondo. C’è un altro aspetto da non tralasciare: MUSICA NUDA è l’arte di rivalutare il “silenzio musicale” (quella chiave fondamentale e così spesso sottovalutata per entrare in contatto con l’emozione) cercando di esaltare il silenzio nella musica e la musica nel silenzio, riportando in primo piano il testo, la storia, il significato di ogni singola canzone, sia essa drammatica, allegra, energica, sentimentale, scanzonata. In MUSICA NUDA due personalità artistiche così diverse ma perfettamente complementari come quelle di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti incarnano quell’arte di sapersi confrontare musicalmente con quella complicità e quell’umorismo che non fanno sentire la mancanza d’altro.Una voce (quella di Petra) che si fa interprete di emozioni, un contrabbasso (quello di Ferruccio) che si fa orchestra. Con semplicità, umiltà, impegno, dedizione e tanto amore per la musica già scritta, da scrivere o da riscoprire, dissotterrandola da spesso immeritati dimenticatoi (è il caso della fortunatissima "Il cammello e il dromedario" di Virgilio Savona). E ora la favola di Musica Nuda continua con questo nuovo e bellissimo cd : Complici.

venerdì 30 marzo 2012

Francesco Grillo - Otto

Otto, come le fresche composizioni presentate dal pianista e compositore, alla seconda prova su etichetta EmArcy dopo l’acclamato HIGHBALL in cui duettava con l’amico e collega Stefano Bollani. Questa volta Grillo si presenta con un gruppo di più e meno giovani stelle (Andrea Dulbecco, Nico Gori, Yuri Goloubev, Asaf Sirkis) e si avvale della presenza di Enrico Rava nell’unico standard del CD: l’eterno My Funny Valentine, legato ai nomi di tanti grandi trombettisti, da Chet Baker a Miles Davis.

mercoledì 28 marzo 2012

Marilena Paradisi - Come Dirti



E' finalmente disponibile COME DIRTI, il nuovo album di Marilena Paradisi, special guest Stefania Tallini, edito da Silta Records, in cui musica e parole sono totalmente ed estemporaneamente improvvisate. Dopo “Rainbow Inside” (Silta Records 2010) per voce e chitarra con Arturo Tallini, e “Prelude for Voice and Silence” (SILTACLASSICS 2011) in voce sola con la partecipazione straordinaria della cantante giapponese Michiko Hirayama, Marilena Paradisi si cimenta in un nuovo progetto artistico con cui continua la sua ricerca sulla sperimentazione vocale, ma con una differenza sostanziale rispetto ai precedenti lavori, perché qui compare la “parola”. Parola intesa non solo come espressione di un esercizio vocale, ma veicolo primo attraverso il quale esprimere e comunicare le proprie emozioni. La scelta del titolo “Come dirti” diviene esemplificativa di una necessità espressiva in cui riflessioni e stati d’animo trovano voce nella totale improvvisazione del testo che si fonde armoniosamente nell’articolata e mai scontata tessitura melodica. Dalle note di copertina: “Da anni seguivo la mia ricerca sul primitivismo del suono e sull’improvvisazione totale. Avevo realizzato una gamma di suoni, di colori, di sperimentazioni vocali, che mi avevano portato a improvvisare sulle opere d’arte, fino alla grande sfida della voce sola, la poetica del silenzio. Sull’onda di questo percorso, che aveva provocato in me ad ogni realizzazione come un terremoto interno di idee nuove e di grande ispirazione, all’improvviso “ la parola”, prima solo appena accennata nei precedenti CD di improvvisazione, sgorga esplosiva come una urgenza espressiva, che inaspettatamente si fonde al suono. Nascono poesie, melodie e pensieri cantati, che mi accorgo essere parte profonda della mia vita vissuta.” Registrato in un’unica estemporanea e ispirata sessione di lavoro, il progetto vede questa volta la collaborazione della pianista italiana Stefania Tallini , dando alla luce 16 tracce di improvvisazione totale,16 canzoni in lingua italiana di grande espressività ed impatto poetico, con un affiatamento tra le due artiste assolutamente empatico.



The choice of the title 'How to tell you' conveys an urgency of expression whereby reflections and states of mind find an outlet in total improvisation of the text harmonising with the (articulated and) never taken for granted melodic texture. Recorded in a single extemporaneous and inspired work session, the project this time involves the collaboration of Italian pianist Stefania Tallini, giving rise to 16 tracks of total improvisation,16 songs in Italian, each with its own expressive and poetic impact, the rapport between the two artists verging on almost total empathy.

Inger Marie - For You



Chiunque segua il jazz scandivano non potra' che rimanere sorpreso e allo stesso tempo entusiasta per il cast stellare presente in questo cd. Oltre a Jesper Bodilsen e Morten Lund ormai cari al pubblico italiano in quanto facenti parte di quel Stefano Bollani Danish Trio che ha ospitato in qualita' di house band tanti musicisti nella trasmissione televisiva piu' bella ( musicalmente parlando ) dell'ultimo autunno, è bene riconoscere altri veri mostri sacri del jazz nordico quali il chitarrista Ulf Wakenius e soprattutto il trombettista Willy Aaserud vera e propria stella nascente. Tutti questi mostri sacri si mettono umilmente a disposizione di una delle piu' belle e forse misconosciute vocalist di origine nordica : Inger Marie. Voce unica, la scelta dei brani che vanno dal pop di quella che potremmo considerare il gruppo pop norvegese piu' popolare al mondo, ossia quegli Aha che con il loro video a fumetti tanto successo hanno fatto con Take on Me qui riproposta in versione intima e molto personale, o Crying in The Rain di Carole King cui Inger piu' volte paga tributo, cui si alternano classici del jazz. Lo stile e rilassante, quasi a riportarci con la mente su cui fiordi norvegesi fatti di natura, sole e mare che tanto attirano la nostra fantasia e della cui "voce" Inger Marie si fa ambasciatrice. Un cd non banale, ottimamente suonato e ancor meglio inciso. Per chi vuol scoprire qualcosa di realmente nuovo.


Inger Marie first worked with the Swedish guitarist Ulf Wakenius on BY MYSELF from 2006. The collaboration was inspiring for both of them and led to many concerts all over the world. Inger Marie’s next release, MY HEART WOULD HAVE A REASON, was produced by another great Swedish guitarist, Georg Wadenius. But on her new album, FOR YOU, Ulf and Inger Marie join forces once again. This time with a Scandinavian dream team featuring another Swede, Lars Jansson, on piano, and two Danes, bassist Jesper Bodilsen and drummer Morten Lund – as well as the wonderful trumpeting of Norwegian Per Willy Aaserud on several tracks. Inger Marie and her band of outstanding musicians make this album an aesthetic delight. Inger Marie lives in Arendal in southern Norway, where the houses sprawl over the mountainside down to the bay. This atmosphere and these surroundings inspire the vocalist’s heartfelt interpretations in a selection of well-known and lesser-known, carefully chosen songs. This album includes a version of the perhaps most successful song ever from a Norwegian pop group, AHA’s “Take On Me”. However, if you don’t happen to know the lyrics, you may not recognize it, because Inger Marie makes every song her own. Her style is relaxed, and her phrasing is carved in stone. She has her own sound, and she compiles her repertoire with a broader scope than the traditional American Songbook. In her native Norway, Inger Marie is a well-kept secret, and the road to her large audience in the rest of the world was paved by mouth to ear. No single hit, spectacular video, flashy outfit or strange behavior has made her art famous. Her weapon is a voice so unmistakably Inger Marie, that it will tattoo itself indelibly into your awareness the first time you hear it. Her unstressed approach fascinates. Every song declares its love of life. We recognize the melancholy mood, the emotions. This is the essence of music. In May 2011, in Lars Nilsson’s Nilento Studio outside Gothenburg, Inger Marie and her five Scandinavian musicians met with producer Rasmus Solem and created magical moments. Now the rest of us can share the experience. Inger Marie doesn’t seek flashy musicality, she seeks depth, and she finds it in this quintet of musicians, who despite their virtuosic qualities never play a superfluous note. Their splendid musicianship allows room for reflection. This is the sound of the mountains of Arendal!